sabato 8 giugno 2019

3. I nostri ricordi

I NOSTRI RICORDI

Iniziamo dunque a riferire ciò che la memoria di alcuni soci e di altri  intervistati ha conservato fino ad oggi.

Franca Tilloca racconta: “Quando ero bambina mia madre non mi faceva andare al mare a fare il bagno prima del 24 giugno, festa di San Giovanni Battista. Prima dovevo assumere una purga e poi potevo andare al mare. I miei fratelli però trasgredivano l'ordine e andavano a fare il bagno di nascosto, anche se poi mamma se ne accorgeva.
Il 24 giugno sostituivamo la maglia di lana con la canottiera di cotone. Non aveva importanza la temperatura, fino a San Giovanni non ci si alleggeriva.”

Sentiamo ora Pasqualino Mellai: “Per capire meglio il significato di questa festa bisogna sapere che nel mese di giugno, per la povera gente, iniziava il tempo dell’abbondanza. Gli orti dispensavano ogni ben di Dio, c’era frutta in quantità, si falciava il grano, le campagne davano cibo da consumare e da conservare, in altri termini era finito il periodo delle ristrettezze. Anche il mare era più pescoso e spesso si barattavano i prodotti del mare con quelli della campagna. Oggi tutto ciò ha scarso significato ma non era così per coloro che faticavano senza sosta tutti i giorni per ricavare il necessario per vivere.
San Giovanni era la festa più importante fino agli anni sessanta. Mi ricordo che di fronte alla chiesa verso la spiaggia si allestiva l’albero della cuccagna con due grandi ruote cariche di cibi tra cui anche galline vive. Il palo era cosparso di sego per far scivolare i coraggiosi che volevano arrampicarsi fino in cima.


I premi vengono issati in cima all'albero

Ricordo che, oltre all’albero della cuccagna, c’era anche il Pennone.
Di notte le barche si avvicinavano alla spiaggia davanti alla chiesa di San Giovanni alla luce delle lampare. Lu buracò (il pennone, l’albero maestro delle barche a vela latina) di una barca veniva unto di sego e si doveva arrivare in punta camminando sopra.


Un concorrente cerca di mantenere l'equilibrio sul pennone 
per raggiungere la bandiera posta in cima. 
(Palio del 23 agosto a Porto Cesareo in provincia di Lecce)

Naturalmente la barca dondolava e l’impresa non doveva essere facile. L’unico lato positivo era che si cadeva in acqua. C’era l’arbitro che giudicava chi aveva fatto il percorso migliore.
Si facevano gare di nuoto, tiro alla fune, e corsa dei sacchi sulla strada. 
Si organizzavano corse di cavalli sulla spiaggia dal vecchio passaggio a livello in su, verso il Lido. Di notte c’erano i fuochi d’artificio.”

Maria Luisa Niolu ci ha parlato delle bancarelle sulla strada che porta alla chiesa. Dentro la cunetta dalla parte del mare si calavano moltissimi mendicanti che, sporgendo il busto, chiedevano l’elemosina ai passanti. 
In particolare ha ancora il ricordo di un povero che tendendo la mano diceva a mo' di cantilena:
“Fate la carità a unu poveru scuntriatu che a una manu ha zincu dita e a s’attera duos e tres.”
La battuta la fece ridere per tutta la giornata e la ricorda ancora oggi.

Mino Deiana afferma che qualcuno faceva il bagno di notte nella spiaggia verso San Giovanni e molti saltavano i fuochi.

Pina Calvia parla dei fuochi che si accendevano nel centro storico il 23 giugno. Lei saltava le fiamme tenendo per mano un’amica e ripetendo delle frasi che oggi  non ricorda più.                               

Salvatore Pinna racconta: “ Davanti alla fontanella attigua alla chiesa del Carmelo si faceva un grande falò con pezzi di legno, spesso raccogliendo quelli portati dal mare (astracaruras) e anche vecchi mobili. Era infatti un'occasione per liberarsi di quelli ormai inservibili. 

Si aspettava che le fiamme calassero, poi i più coraggiosi iniziavano a saltare sul fuoco tra le grida degli astanti. In seguito saltavano altri a coppie. Alcuni ricordano il modo di dire "cumparas de San Joan”, ma non ne ho mai incontrati che ne conoscessero il significato esatto e gli obblighi o diritti derivanti”.
La festa era organizzata dagli ortolani.  
Ecco il racconto di Lidia Soggiu:
“Il 24 giugno era il giorno nel quale noi passavamo dalla maglia di lana a quella di cotone, a prescindere dalla temperatura. Inoltre prendevamo una purga che era olio di ricino. La mattina del 24 giugno mia nonna ci portava al mare, davanti alla chiesa di San Giovanni e ci faceva bagnare i piedi. Da allora iniziava la stagione balneare”.

Da altre testimonianze abbiamo appreso che i bambini venivano portati al mare anche a mezzanotte. Arrivati in spiaggia tutti, adulti e bambini, toglievano le scarpe e bagnavano i piedi. Talvolta gli adulti nascondevano le scarpe ai bambini per far loro uno scherzo. Da altre fonti abbiamo scoperto che le mamme avevano i loro mezzi per scoprire se i figli maschi, più trasgressivi,  avevano fatto il bagno in mare prima del 24 giugno. C’era chi si accorgeva lavando gli slip poiché il sapone non scorreva; c’era poi chi, incredibile a dirsi, arrivava ad “assaggiare” i polpacci del proprio figlio per capire se sapevano di sale e lo faceva con la pompa in mano, pronta a dare una dolorosa punizione. 

Abbiamo discusso per capire le motivazioni di questa mamma e molti di noi pensano che volesse accertarsi che suo figlio non avesse trasgredito al divieto di bagnarsi prima di San Giovanni. Forse c'era il timore che un'infreddatura potesse far ammalare i figli, e l'evento era certamente da scongiurare, visti i tempi. 

Ad Alghero c’era il detto “San Giuan lu primè ban” (A San Giovanni il primo bagno). Non ne avevo mai capito il significato. Alla luce di queste testimonianze diventa chiaro.
Un altro particolare che mi viene in mente è che ogni volta che facevamo un bagno nel mare prima di tuffarci facevamo il segno della croce. L’uso potrebbe essere interpretato come la richiesta di una protezione poiché il mare può essere pericoloso, ma potrebbe anche essere  un antico gesto che sottolinea il valore purificatore dell’acqua. Qui però siamo nell’ambito delle ipotesi.

A VILLANOVA MONTELEONE

Teresa Piras riferisce: “A Villanova Monteleone la sera del 23 giugno si facevano i fuochi e li saltavano comari e compari.” Per tutta la vita poi si rimaneva comari e compari.
Saltando sulla fiamma si ripeteva:

Comare comare
in bene e in male
in male e in bene
comare de piaghere
comare de allegria
a chent’annos
comare mia.

Maria Teresa Spanu ricorda che a Villanova si accendevano diversi fuochi per tuta la lunghezza della strada. Così si dava la possibilità a numerose coppie di saltarli contemporaneamente.

A SASSARI

Lina Premoli riferisce: “I miei ricordi risalgono a quando ero bambina, negli anni 45-50. 
Abitavo a Sassari in periferia. Nei giorni immediatamente precedenti la festa, nelle campagne si raccoglieva il fieno di grano per i falò. Nella serata del 23 giugno si saltavano i fuochi in coppia sia ragazzo-ragazza o anche persone dello stesso sesso. Chi saltava diventava comare e compare.
In testa mettevamo un fazzoletto bagnato per evitare di rovinare i capelli col fuoco.

Ricordo che prima di iniziare la stagione balneare (io abitavo a Sassari) mia madre mi portava dal medico che mi prescriveva una purga. La stagione dei bagni non cominciava mai prima del 24 giugno.

Altre sassaresi doc ricordano che a Porta Sant’Antonio si faceva lu fugaroni che si saltava a  coppie e così si diventava cumpari e cumari di fugaroni.

A TEMPIO

Lina Premoli narra anche quanto accadeva a Tempio. 
A Tempio i ragazzi andavano in giro per le case a chiedere soldi per la festa. Il ricavato veniva utilizzato per allestire un rinfresco con dolci, panini, e bibite da offrire a chi saltava i fuochi il 23 giugno. 
Ogni rione aveva il suo fuoco. A Tempio si utilizzava il vitichignu (la potatura delle viti) per accendere i falò

IN SVEZIA

Vittoria Chessa qualche anno fa si trovava in Svezia a Laerdal con sua figlia Monica Zinchiri. Era il 23 giugno e ha visto che nei pressi del villaggio era stata preparata una catasta di legna. Il giorno non finiva mai poiché a quelle latitudini la notte è veramente brevissima. Infine è  stato acceso un grande falò e sono stati fatti i festeggiamenti per il giorno più lungo.


La mezz'estate svedese, Midsommar


IN GERMANIA

Barbara Stadelmann ci ha descritto la festa che si svolge nei dintorni di Monaco.
In Alta Baviera (tra Monaco e le Alpi), anche in Austria (Tirol, Nieder- e Oberösterreich), Baden -Württemberg e Mitteldeutschlan = nel Harz) sono stati sempre organizzati, o si sono ripresi i festeggiamenti per il 24 giugno. La festa si svolge nei paesi, non nelle grandi città. Nei giorni precedenti la festa i ragazzi cercano la legna nei boschi e prendono i grossi rami che verranno messi in circolo e uniti sulla punta quasi a formare un cono.
All'imbrunire dopo il giorno di solstizio, il 22, 23 e 24 giugno si accendono quindi i falò dai quali si alzano fiamme molto alte. Quando le fiamme si abbassano i ragazzi saltano i fuochi da soli o in coppia. Naturalmente non manca la birra che accompagna salsicce arrosto o un pezzo di carne di maiale da arrostire o una merenda.
I fuochi per la maggior parte si fanno nei paesi di pianura e così si possono vedere anche da lontano; si accendono anche sulle colline che circondano il territorio e così si crea uno spettacolo molto suggestivo poiché nel buio della notte si vedono le fiamme che illuminano le cime delle alture intorno.


Johannistag – Il giorno di San Giovanni 
Catasta di legna pronta per il falò. Il cartello porta la data del 2010


Considerazioni.
Ciò che accomuna i festeggiamenti per il giorno di San Giovanni è il fuoco. 
È molto interessante il particolare della purga da assumere prima del bagno, prescritta come una precauzione medica ma evidentemente non necessaria, se questo uso si è perso.

L'albero della cuccagna, presente in ogni festa paesana, merita un approfondimento per comprendere meglio il suo significato.

Immagini tratte dal Web


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