sabato 8 giugno 2019

5. Alghero. Ottocento e novecento

ALGHERO: FINE OTTOCENTO – PRIMI ANNI DEL NOVECENTO

Joan Palomba in “Tradizioni, usi e costumi di Alghero” (1911) scriveva che:

“La festa di san Giovanni è una delle più tipiche e originali. La chiesa, situata fuori dal centro della Città, è annessa all’antico Convento dei Cappuccini. Alla vigilia, verso il tramonto, comincia un vero e proprio pellegrinaggio che dura quasi tutta la notte e molte persone, per voto, vegliano in chiesa pregando. Il piazzale è affollatissimo, dove sono improvvisate per l’occasione rivendite di torrone, liquori, dolci, noci, nocciuole, aranci, lotterie, ecc.
Alcuni fanno il bagno della mezzanotte perché in quell’ora si crede di raccogliere un erba speciale risplendente, detta puriol, che guarisce tutti i mali.
L'indomani alla mattina, le funzioni religiose, la sera corse di cavalli, albero della cuccagna, fuochi d'artificio, corse nei sacchi, gare poetiche. È usanza in questo giorno farsi compari e comari ”.

Nel 1995 il Comune di Alghero (sindaco Carlo Sechi, assessore alla cultura Carlo Demartis) pubblicò un libretto intitolato “Festa dels focs de Sant Joan - Festa del solstici d’estiu.
La pubblicazione, curata da Antonio Arca, riporta le testimonianze di Joan Amades (Costumari català - 1950-1956) e di Antoni Ciuffo (noto come Ramon Clavellet n. 1879 – m.1912?).

Joan Amades nel libro “Costumari Català” pubblicato tra il 1950 e il 1956 ci racconta che ad Alghero durante la festa di San Giovanni i bambini compravano un bambolotto di pasta dolce chiamato canalleru o munycot. 

Nelle bancarelle si vendevano anche torroni, marmellate, noci, noccioline, vino e carrube. Era usanza fare il bagno a mezzanotte in punto per essere preservati da ogni male per un anno intero.

Ma la notte di San Giovanni è anche il momento ideale per predire il futuro delle ragazze da marito. 
Allo scoccare della mezzanotte le ragazze gettano un garofano dalla finestra. Il futuro marito avrà il nome di colui che raccoglierà il garofano.

Anche Ramon Clavellet (Antoni Ciuffo 1879-1912) ci dà la sua testimonianza che risale a fine ottocento, primi del Novecento.
Il poeta sassarese sembra infastidito dalla festa e dice che i bambini tirano le giacche dei genitori chiedendo un soldino per comprare cavalluccius e mugnichetas di pasta dolce.
Le ragazze non sposate fanno la prova del piombo “nota in Catalogna e altre località”.
E aggiunge: “La notte della vigilia tutti gli algheresi vanno a riempire la piccola navata della chiesa, dove cantano certi gosos che non trascriverò perché sono in dialetto sardo. 
Nell’insieme, gran concorso di pubblico, molta animazione, suoni e canti che durano fino alla mezzanotte, ora in cui ognuno si ritira a casa sua lasciando i devoti di Bacco, i quali, stesi per lungo nel fossato aspettano la luce del nuovo giorno.”


Chiesa di San Giovanni Battista.
Alla sinistra si notano le costruzioni che ospitavano
 il convento dei Cappuccini dalla prima metà del Settecento (Foto 2010)


FILASTROCCHE DI SAN GIOVANNI

Antonello Colledanchise  in una rivista degli anni ottanta parla della festa di San Giovanni. Dice che la notte del 23 giugno le ragazze mettevano dell’acqua in una pentola, quindi aggiungevano del piombo. Aumentavano la fiamma e facevano sciogliere il piombo. Quando il piombo era sciolto recitavano questa preghiera:

En nom del Pare, del Fill
i de l’Espirit Sant.
San Joan meu
feu-me veure qui empleu
tengarà lo marit meu.

In nome del Padre, del Figlio, 
e dello Spirito Santo
San Giovanni mio 
fammi vedere quale mestiere
avrà mio marito. 

Quando un bambino cadeva e sbatteva la faccia per terra, tirandolo su si ripeteva:

San Joan, San Joan
que te fassi bò i gran
San Joan Baptista
que te dongui bona vista.

San Giovanni, San Giovanni
che ti faccia buono e grande
San Giovanni Battista
che ti dia buona vista.

Precisa poi che la vigilia di San Giovanni i ragazzi algheresi prendevano sedie, mobili, tavole e altri legni che avrebbero poi bruciato di notte in un gran fuoco acceso in mezzo a una piazza. Il fuoco veniva saltato dai più giovani. Gli adulti seduti in circolo diventavano "compari e comari".   

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