IL COMPARATICO NEL NUORESE
Alberto della Marmora nel suo “Viaggio in Sardegna” pubblicato nel 1826 riporta in maniera dettagliata il rito del comparatico in uso nel nuorese e ad Ozieri.
Della Marmora dice che il comparatico di San Giovanni è in uso solo nelle campagne ed è un legame importante e rispettato.
Due mesi prima della festa due persone di diverso sesso si scelgono. Alla fine del mese di maggio la donna prende una corteccia di sughero e ne fa un vaso. Lo riempie di terra e vi semina del grano. Dopo venti giorni il grano è cresciuto e viene chiamato erme o nènneri. Il 24 giugno i due compari accompagnati da molte persone si dirigono verso una chiesetta nei dintorni dove uno dei due lancia il vaso contro la porta.
Viene dunque fatta una frittata con delle erbe e infine, tenendosi per mano ciascuno dei due ripete: Compare e comare di san Giovanni. La festa finisce con un ballo che dura molte ore.
Il nenneri
Il nènneri o erme, è il grano germogliato che rappresenta la fertilità della terra. La tradizione è legata al mito di Adone, divinità fenicia legata alla rinascita e alla vegetazione. In Grecia tra aprile e maggio si celebravano le Adonie durante le quali alcune fanciulle portavano al tempio i giardinetti coltivati in vaso dedicati al dio che rinasceva con la buona stagione.
Ad Ozieri durante il Corpus Domini, alla fine di maggio, in un vaso fatto di sughero si semina del grano. Il 23 giugno quando il grano è in piena vegetazione l’Erme, rivestito di seta e decorato con nastri colorati, bandierine e altri fronzoli viene collocato in una finestra sopra un telo di seta. A volte vi si aggiunge una bambolina di stoffa o una figura umana fatta con pasta di farina. È la stessa che anticamente si usava nelle feste di Hermes fino a quando le autorità ecclesiastiche hanno vietato l’uso di tali simulacri.
Il vaso erme è preparato da ragazze e attira l’attenzione dei giovanotti del luogo. Durante la notte si balla e infine ci si riunisce davanti ad un grande fuoco acceso di fronte a casa.
Quelli che vogliono diventare compari e comari di San Giovanni si mettono uno di fronte all’altro con in mezzo il fuoco. Tengono con la destra le estremità di un lungo bastone che spingono tre volte avanti e indietro in modo che le mani destre passino sopra il fuoco. Così diventano compari e comari.
Della Marmora osserva che l’erme o nènneri ricorda i “giardini di Adone”, che era una festa solstiziale nella quale il vaso con il grano si gettava a fine cerimonia. Anche gli Ateniesi preparavano un vaso con germogli di grano per la festa di Hermes Aethonius. Aggiunge che la cerimonia di Ozieri del bastone da passare sul fuoco ha origini antichissime.
Lo studioso conclude affermando che i riti della festa di San Giovanni si collegano al culto fenicio di Adone e con quello di Hermes greco che si svolgevano nel giorno del solstizio d’estate.
Alberto della Marmora - Viaggio in Sardegna -
Editrice Archivio Fotografico Sardo Nuoro, 1997
Anche Vittorio Lanternari descrive la cerimonia del comparatico riportando la descrizione fatta dal Bresciani.
Il Bresciani dice che in certe località del nuorese il comparatico di San Giovanni si svolge in forme orgiastiche e secondo un rituale altrettanto significativo.
“A fine di marzo o ai primi di aprile un uomo del villaggio si presenta ad una donna del vicinato e le chiede amichevolmente se per tutto quell’anno sia contenta di essere sua comare poiché egli le si offrirebbe assai volentieri d’essere suo compare. E siccome la famiglia della donna tiensi onorata di questo comparatico, la sposa (sic) risponde piacevolmente di si”.
Ed ecco il nucleo del rito:
“Sulla fine di maggio la futura comare prende un largo pezzo di corteccia di sughero, l’avvolge a formarne un vaso, riempie questo vaso di terra e vi semina un pizzico di grano. Dopo una ventina di giorni, innaffiandolo con cura ne esce un ciuffo d’erba, che rapidamente infoltisce sì da apparire pienamente rigogliosa esattamente per il 24 giugno.
In questo giorno il compare e la comare, riccamente vestiti ed accompagnati da un lungo corteo preceduto da bambini e giovinette festanti, prendono quel vasetto vegetale contenente le piantine di grano cui vien dato il nome di Erma o Nenneri, e muovono verso la campagna.”
Giunti alla chiesuola fuori del villaggio, s’arrestano sul prato e gettano il vaso contro la porta della chiesa, ove si spezza. Indi con letizia si mettono tutti a sedere e mangiano… La turba di poi, unita per mano, con canti e musica fa festa ai due sposi (sic). E la festa si protrae fino a sera.”
Nel Nuorese manca la figuretta femminile che era presente ad Ozieri. Tuttavia il rito rimanda alla religione dei primi agricoltori neolitici sardi, con le loro statuine muliebri sepolcrali.
Statuetta della dea madre ritrovata in una sepoltura
Vittorio Lanternari analizza i riti descritti dal Della Marmora ed osserva che la bambolina femminile o la figurina muliebre fatta con farina impastata veniva adoperata come elemento significativo nel grande complesso festivo di San Giovanni, ed era collocata precisamente sopra l’erma, un vasetto di terra entro cui si facevano crescere per l’occasione piantine di frumento seminato pochi giorni avanti alla festa.
Una ragazza allestiva e alimentava il vasetto e lo custodiva insieme con la pupattola. La ragazza attendeva in questo modo di celebrare, nella festa imminente, il suo “comparatico” ossia quella particolare forma di unione sacra e solenne fra un giovine e una giovinetta, che resta come una delle vestigia arcaiche e pagane sia pure cristianamente riplasmate della tradizione così clamorosamente pagana, di san Giovanni.
Il comparatico di San Giovanni attraverso le trasformazioni subite per opera del cristianesimo, appare originariamente un simbolico sacro rito nuziale, una ierogamia simbolica consumata sui campi. Ora, il destino delle piante (il grano) e della donna sono identificati in modo simbolico e significante, in virtù del rito dell’erma di Ozieri. La bambolina è il probabile resto di un’antica divinità pronuba e tellurica, protettrice del destino muliebre e dei campi.
Lanternari precisa che tra comare e compare c’era il divieto assoluto di sposarsi e di intrattenere rapporti meno che casti. Giuseppe Pitré* nel suo libro “Usi e costumi” riferisce che la Costit. Sinod.(sic) di Monreale sanzionava con quattro anni di carcere chi trasgrediva tale regola. Pare infatti che il vincolo sacro del comparatico fosse frequentemente violato.
*Giuseppe Pitré (n. 1841- m. 1916) studiò a lungo le tradizioni popolari siciliane.
Secondo Lanternari la festa di San Giovanni incarna due temi fondamentali: morte-rinascita e fecondità-fertilità.
La presenza di idoletti femminili simili a quelli usati nei riti funebri richiama il tema della morte-rinascita.
Il sughero ricavato da un albero assai diffuso in Sardegna evoca l’idea della rinascita in quanto periodicamente viene tagliato e ricresce.
In conclusione si comprende da questi riti che la sessualità umana era vista come compenetrata con la fertilità delle piante e degli animali, elementi fondamentali per popoli di agricoltori e allevatori. Quindi il lasciarsi andare a pratiche sessuali orgiastiche non era un fatto di immoralità, ma era finalizzato al benessere della comunità.
La chiesa chiaramente non ne condivideva le finalità e le riprovava ma era molto difficile sradicare le convinzioni delle popolazioni rurali.
Dall’abbondanza del prodotto dipendeva l’esistenza stessa della comunità e le cerimonie erano fondamentali. Non si potevano assolutamente abbandonare, pena la carestia e la fame.
Alberto della Marmora paragona l’erma o nènneri ai “Giardini di Adone”.
Adon in cananeo significava Signore. Nell’ebraico biblico Dio viene indicato anche come Adonai, mio Signore.
Adone era un dio di origine fenicia (proveniva da Biblos) e rappresentava la vegetazione che muore. Ad Atene durante le feste a lui dedicate il simulacro del dio morto veniva seppellito. Insieme era esposto un vaso di grano appena germogliato, che veniva gettato ritualmente nell’acqua.
Adone era un bellissimo giovinetto e il termine adone indica ancora oggi un uomo molto bello.
Fino al 1960, dopo il solstizio d'estate, le giovani di Villamassargia, eseguivano un ballo augurante, per la ricerca dello sposo, esibendo vasi con pianticelle di grano cresciuto al buio (su nènniri). Dopo il solstizio d'estate, infatti, la vegetazione comincia ad ingiallirsi per il gran caldo e tutti attendono l'altra stagione, quella della semina. Adone, destinato da Zeus a vivere sei mesi tra i vivi con Afrodite, e sei mesi tra i morti con Persefone, evoca le usanze che traevano ispirazione dalle due principali stagioni solari che hanno, da sempre, regolato la vita degli uomini.
Lanternari trova molte similitudini tra i riti di Adone e il comparatico di San Giovanni.
Il tema morte-rinascita richiama la forza rigenerante del seme messo nella nuda terra: il seme muore, nasce una pianta. I monumenti funerari sono ricchi di simboli di rigenerazione. Nel momento in cui il sole perde le sue energie vitali e sembra morire, al solstizio d’estate, occorre dunque aiutarlo a rigenerarsi.
La rinascita richiama l’altro tema, quello della fecondità-fertilità. La morte viene annullata dalla vita generata dall’unione dei due elementi maschile e femminile.




Nessun commento:
Posta un commento