sabato 8 giugno 2019

7. In Sardegna


TRADIZIONI DELLA SARDEGNA

Proseguendo nella ricerca su libri e su internet abbiamo trovato altre usanze della Sardegna.

IN GALLURA

Dal sito dell’associazione “L’Elicriso” di Palau
“C’era chi dopo aver saltato a croce il fuoco per la purificazione e pa lu dolori di la mazza (contro il mal di pancia) si recava in silenzio presso una fonte dove si bagnava e beveva l’acqua ritenuta magica; quindi, tenendo l’acqua in bocca, doveva tornare al luogo dal quale era partito: era questo il rito detto di l’ea muta (l’acqua muta). Coloro che compivano insieme tutto il rito dell’acqua oltre a quello del fuoco diventavano compari e commari per la vita.
I galluresi di li marini (che abitavano sulla costa), usavano lavare i loro corpi nell’acqua marina prima del nascere del sole. La sera i giovani di entrambi i sessi, baciandosi, abbracciandosi, tenendosi per mano e saltando su grandi fuochi instauravano una parentela di tipo simbolico.(Tempio 1900).

Fra le tradizioni più diffuse in tutta l’isola quella di accendere dei falò è probabilmente di origini falliche e per questo associata al comparatico (compare di fuoco).

NEL NUORESE

Vittorio Lanternari riferisce che che il 23 giugno ad Orune, Oniferi, Orotelli, ecc. le ragazze vanno di notte in assoluto silenzio e in tutta solennità a raccogliere l’acqua dai pozzi.
Sempre in silenzio tornano in paese e spruzzano l’acqua su tutte le case. È questa “l’acqua muta” che purifica le abitazioni dagli spiriti malefici e mette in fuga gli animali nocivi.
Lavando il viso e il corpo con l’acqua così raccolta ci si libera da spiriti ossessivi e da malanni.
                                   
                                                                                     
Fonni: Pugioneddos che formano su Co'one de Frores 

A FONNI

San Giovanni Battista è il patrono di Fonni. Sono due i momenti più importanti che caratterizzano la magia di questa festa: 
1) La sfilata de S'Istangiartu, il "drappello d'onore di uomini a cavallo", che portano in processione per le vie del paese Su Co'one de Vrores, un originale e suggestivo pane floreale di Fonni; questo pane rituale ha origini antichissime e il suo significato è ancora avvolto dal mistero;
2) Sa 'Arrela e' Vrores  dove gli abili cavalieri in costume locale si esibiscono nelle tradizionali parillas, dimostrazioni acrobatiche con i cavalli in corsa. Il santo è festeggiato dai fonnesi da oltre 500 anni; ancora oggi questa ricorrenza è Sa die de vrores (Il giorno dei fiori).


Acrobazie sui cavalli

Un rito non del tutto scomparso è quello de s'abba de vrores (acqua dei fiori) probabile riferimento all'acqua di sorgente. Se raccolta nella notte fra il 23 e il 24 giugno le si attribuivano poteri taumaturgici contro le coliche e i calcoli renali.
Gruppetti di donne, anche di due persone, ancora oggi, infatti, nella notte del 23 giugno, su pispiru (il vespro) si recano in religioso silenzio alla fonte di Guttirillai , a duecento metri dalla Chiesa di San Giovanni; appena dopo la mezzanotte riempiono i recipienti di acqua, per poi percorrere per tre volte di seguito in senso antiorario le stradette che circondano la Chiesa, recitando tre "Credo", tre "Ave Maria" e tre "Gloria". Fino a pochi decenni fa questa usanza veniva praticata anche dagli uomini. Fra le tradizioni che meglio si sono conservate e che caratterizzano la festività del Protettore di Fonni è la corsa dei cavalli, sa 'arrela de vrores. 

SU CO'ONE 'E VRORES

Nella parlata locale viene chiamato su co'one de vrores il pane dedicato alla Festa dei Fiori, ossia la Primavera. Preparato in occasione della festa di San Giovanni Battista, viene confezionato da un'artigiana, l'unica rimasta a custodire quest'arte antica, Anna Coinu, per conto della "Società San Giovanni Battista". Si tratta di una complessa elaborazione composta da una focaccia a forma di torta (40 cm. di diametro e una decina di centimetri di spessore), sulla quale vengono infilati dei bastoncini di canna che reggono 160 pugiones (uccelli) e cinque puddas (galline). 

Al centro della composizione si trova il nido (cinque centimetri di diametro) decorato con dei chicchi di grano finto e con sopra tre pugioneddos (uccellini). Attorno al nido, vi sono quattro puddas, una delle quali porta sul dorso un pugioneddu. Il tutto è costituito da un impasto di acqua di sorgente con semola molto fine, miele, su pistíddu (mandorle grattugiate), manteca (composto di sostanze grasse fra le quali il burro). Il costo di su co'one si aggira intorno al milione e mezzo di lire e ha un peso di circa 8 chili. 

Per la sua preparazione occorrono cinque o sei mesi di lavorazione. Saranno inoltre confezionati circa altri 150 pugioneddos che, una volta terminati i festeggiamenti, verranno distribuiti ai soci, alle autorità, ai parenti ed amici del "cassiere", che è l'organizzatore dei festeggiamenti civili in onore del Patrono. 
Questa tradizione ha origine, secondo i fonnesi, da una terribile carestia del 1865 causata dalle cavallette. Rimando chi volesse conoscerla ad una ricerca su internet.
Basta digitare Fonni 1865.
Altri indirizzi internet per trovare notizie sono i seguenti:

www.fonni.it
 http://www.paesionline.it/sardegna/fonni/comune fonni.asp
Sito: Fonni Festa della Madonna dei Martiri e di San Giovanni Battista


Su co'one 'e frores

AD OSCHIRI

Ed ecco ora la testimonianza di Giovanna Fenu, una signora di 93 anni che con una invidiabile memoria parla della festa che si svolgeva ad Oschiri negli anni della sua infanzia.
“Il giorno di San Giovanni, dalla mattina, ogni rione o quartiere del paese preparava un altarino con l'icona del santo che veniva decorato con fiori e spighe di grano. Nel tardo pomeriggio la processione partiva dalla chiesa con la statua del santo e passava a benedire ogni altarino nei vari quartieri; in questa occasione veniva impartita anche l'eucarestia.
Poco prima del tramonto “prima de iscurigare” venivano accesi i fuochi “sos fogarones”, sempre uno in ogni rione. A volte in questi fuochi venivano bruciati dei fantocci fatti di spighe di grano e fieno, quasi sempre vestiti di tutto punto, che rappresentavano persone in vita e residenti nel quartiere da prendere bonariamente in giro. Davanti a questi fuochi con una stretta di mano si diventava comari e compari di “fogarone” o di S. Giovanni. Poi nelle case si mangiavano i dolci preparati qualche giorno prima o alla vigilia per festeggiare i nuovi compari e le nuove comari di fogarone. Non ricordo che ad Oschiri ci fosse il salto del fuoco anche perché i fuochi erano grandissimi e le fiamme alte...”

Troviamo qui i fantocci che rappresentano abitanti del paese che venivano bruciati nel falò tanto alto da non poter essere saltato.
Il salto del fuoco è qui sostituito dalla stretta di mano che sancisce il legame di comparatico. Inoltre troviamo riti agrari e celebrazioni sacre: grano, fieno, altari, processioni, benedizioni, eucaristia.
E infine, come nelle migliori tradizioni, si mangiano i dolci per concludere i festeggiamenti. La signora Fenu aggiunge che lo stesso rito, in tutto e per tutto uguale alla festa di S. Giovanni, si svolgeva il 29 giugno, il giorno di S. Pietro.


FILASTROCCA PER SALTARE IL FUOCO

In Sardegna compari e comari davanti al falò o saltando il fuoco cantavano:

Frade e cumpare meu                               
Santu Giuanne de Deu,
subra de inoghe giuramos
po Deu e santu Giuanne,
ne in bene ne in male.
In cosas de pragher
in cosas de allirghia,
frades e frades
semus in compania.
Finamente a nos morrere
lu ponzamos in assentu
chi demus esse’ frades a frades, 
frades de giuramentu,

Traduzione 

Fratello e compare mio
San Giovanni di Dio,
giuriamo qui sopra (il fuoco)
per Dio e san Giovanni
né in bene né in male.
In cose di piacere,
in cose d’allegria,
fratelli e fratelli
siamo uniti.
Fino alla morte
lo stabiliamo
dobbiamo essere fratelli e fratelli, 
fratelli di giuramento.

Da “La Grande Enciclopedia della Sardegna” Ed. La Biblioteca della Nuova Sardegna – 2007


Una coppia salta il fuoco tenendosi per mano.
L'immagine raffigura i festeggiamenti di Ivan Kupalo nei Paesi Slavi


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